OSSERVATORIO TERRE ALTE · ETICA VISIVA E REPUTAZIONE · INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Montagne che non esistono

Le immagini generate con l'intelligenza artificiale costano poco e si fanno in pochi minuti. Per chi comunica un territorio alpino, però, rischiano di costare la cosa più difficile da ricostruire: la fiducia.

Redazione
A.V.I. Presse · Osservatorio Terre Alte
Ambito
Etica Visiva, Brand Alpini e Reputazione
Tempo di lettura
5 minuti (~1.150 parole)
Metodo
Realismo Documentario vs Sintesi Statistica

Illustrazione di paesaggio montano generata tramite intelligenza artificiale con dettagli grafici sintetici.
Illustrazione di paesaggio montano generata tramite intelligenza artificiale con dettagli grafici sintetici.

Apri il sito di una struttura alpina e trovi una vetta perfetta, un cielo senza nuvole, una coppia sorridente su un sentiero pulito. Tutto è bello e tutto è vagamente sbagliato. Non sai dire dove sia stata scattata quella foto, perché non è stata scattata da nessuna parte.

Negli ultimi anni, le immagini prodotte con l'intelligenza artificiale sono entrate prepotentemente nella comunicazione. Sono rapide ed economiche, non richiedono permessi né giornate di riprese. Il problema è ciò che tolgono.

Una montagna qualunque

Chiedi a un generatore di immagini «una valle alpina al tramonto» e otterrai una valle credibile. Potrebbe trovarsi in Svizzera, in Himalaya o sulle Montagne Rocciose. Difficilmente sarà la Val d'Ayas.

Non è un difetto che si corregge scrivendo una richiesta più precisa. Questi strumenti hanno imparato da milioni di fotografie e tendono a restituire la combinazione più probabile di ciò che hanno visto. Il risultato è l'immagine media di una montagna, non l'immagine di quella montagna.

Per un territorio, la media è il contrario di ciò che serve. Chi sceglie una valle invece di un'altra lo fa per quello che ha di diverso: la forma di una cresta, il colore della pietra, la fontana del villaggio. Sono proprio i dettagli che un sistema statistico tende a smussare.

Chi conosce la montagna se ne accorge

Il pubblico di un albergo alpino o di un produttore di montagna non è distratto. Spesso sono persone che tornano in quella valle da anni, che conoscono i sentieri e sanno come cade la luce su un versante a febbraio.

Una roccia che sembra di plastica, una neve troppo uniforme, una baita dalle proporzioni impossibili si notano. A volte non in modo consapevole: si percepisce che qualcosa non torna, senza saper dire che cosa. Quella sensazione resta attaccata al marchio.

C'è poi un pubblico ancora più attento, quello dei residenti. Per un'Impresa che lavora in un paese, essere riconosciuta dai vicini come seria e radicata vale quanto una campagna pubblicitaria. Raccontare il proprio luogo con l'immagine di un luogo che non esiste è un messaggio difficile da spiegare.

E non è solo una questione di estetica. Chi promette una vista, un rifugio o un prodotto con un'immagine che non corrisponde al vero crea un'aspettativa che il cliente verificherà di persona. La delusione, in quel caso, non è rimborsabile.

Il valore delle imperfezioni

Il nostro modo di lavorare lo chiamiamo «realismo documentario» e parte da un'idea semplice: la montagna vera è meno pulita di quella dei cataloghi. Ci sono il fango sugli scarponi, il vapore del respiro al mattino, il legno segnato dagli anni. C'è una luce radente che lascia metà della scena in ombra.

Queste imperfezioni non vanno corrette in postproduzione. Sono la prova che qualcuno era lì, e chi guarda le legge così, anche senza pensarci.

Un primo piano sulle mani di chi lavora il legno o su una forma di fontina girata in cantina, dicono più di un panorama perfetto. Dicono chi sei, che cosa fai e dove. È un tipo di immagine che un generatore può imitare ma non può documentare.

Un archivio di proprietà, non un abbonamento

Un'immagine generata si usa e si dimentica. Una fotografia o una ripresa fatta nel tuo territorio entra in un archivio che ti appartiene, che cresce nel tempo e acquista valore.

La differenza si sente soprattutto in tre casi:

  • Sui social, dove un racconto vero e continuo costruisce riconoscibilità;
  • A fiere, eventi e congressi, dove le immagini sono proiettate in grande e ogni artificio si vede;
  • Con le redazioni giornalistiche.

L'ultimo caso è spesso sottovalutato. Molte testate vogliono raccontare un territorio ma non hanno il tempo, il budget o la possibilità di mandare qualcuno sul posto. Se ricevono immagini vere, di qualità e con i diritti in regola, il servizio si fa. Un'immagine generata, invece, non può essere pubblicata come documentazione di un luogo.

Lo sappiamo per esperienza. Il nostro archivio raccoglie quarant'anni di riprese in Valle d'Aosta ed è completamente digitalizzato. Riprese girate decenni fa tornano utili oggi per raccontare come sono cambiati un paese, un mestiere, un paesaggio. Nessun generatore può restituire quello che nessuno ha filmato.

Come lavoriamo

Le nostre troupe sono abituate a girare in condizioni reali, con tempi stretti e un meteo che cambia. Lo stesso metodo vale per le Imprese e gli Enti che seguiamo.

Per noi sono fondamentali:

  • Sopralluogo e scelta dei luoghi, che restano riconoscibili e chiamati con il loro nome;
  • Luce naturale, con orari scelti in base al versante e alla stagione;
  • Riprese con la telecamera a spalla o con il ronin quando serve muoversi. Il drone lo usiamo quando aggiunge un'informazione, non per fare effetto;
  • Persone vere: chi lavora, chi gestisce, chi abita il luogo, sempre con il loro consenso;
  • Consegna ordinata: file catalogati per luogo, data e soggetto, pronti per il sito, i social e la stampa.

L'intelligenza artificiale ha il suo posto, ma non questo

Non siamo contrari agli strumenti nuovi. L'intelligenza artificiale può aiutare a ordinare un archivio, trascrivere un'intervista o preparare una bozza. O anche in tanti altri aspetti che ti raccontiamo nel nostro approfondimento operativo.

Quando però si tratta di mostrare un luogo, seguiamo una regola: ciò che mostri deve esistere e deve essere vero.

Tre domande prima di pubblicare

Prima di usare un'immagine per raccontare il tuo territorio, chiediti:

  • Chi conosce questo posto lo riconoscerebbe?
  • Se un cliente arrivasse qui domani, troverebbe ciò che ha visto?
  • Potrei mandare questa immagine a un giornalista come documentazione?

Se anche una sola risposta è no, quell'immagine sta lavorando contro di te.

Per approfondire il tema con la nostra redazione o chiedere un affiancamento per il tuo Ente o la tua Impresa, scrivi a info@avipresse.com o telefona in sede allo 0166 502934.

In sintesi

  • L'AI genera immagini "medie", cancellando l'identità unica di ogni vallata alpina
  • Residenti e clienti riconoscono le incongruenze: la perdita di fiducia non è rimborsabile
  • Il realismo documentario valorizza imperfezioni, luce radente e mani al lavoro
  • Un archivio proprietario accresce valore nel tempo per social, fiere e redazioni stampa
  • La regola aurea: ciò che mostri deve esistere e deve essere vero

Le testate giornalistiche e i media nazionali pubblicano solo immagini autentiche, verificate e con diritti certi. Un'immagine generata non può costituire documentazione territoriale.

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